Strada facendo…, c’infortuniamo!

Ormai lo sappiamo bene: la strada bene asfaltata sulla quale corriamo la maggior parte del nostro tempo, a lungo andare, con la sua comoda ma dura superficie, ci fa’ infortunare. Sia che si corra lentamente, sia che lo si faccia velocemente, l’impatto con il suolo è sempre traumatico e foriero di pericoli che a lungo andare ci presenteranno il conto.

Infatti, se il ritmo di corsa è veloce, risulta maggiore la forza d’impatto con il suolo, perché l’appoggio arriva ad essere quasi esclusivamente sull’avampiede, determinando così un lavoro muscolare aggiuntivo. La situazione non cambia nel caso di ritmo lento (a volte lentissimo, nella convinzione di “riposare”), anzi  questo tipo di corsa è perfino più traumatica a causa della scarsa attivazione muscolare occorrente per il gesto.

Diventa a questo punto fondamentale la scelta di un buon paio di scarpe, quando si corre in modo costante sull’asfalto, perché se ben ammortizzate e con un dislivello antero-posteriore marcato collaborarono nella difesa da traumatismi da impatto, anche se il compromesso tra resa atletica ed effetto antitraumatico è soggettivo e dipende dalla specificità del podista, cioè dal suo peso e dal ritmo che imprime alla sua corsa.

Si potrebbe anche pensare allo “stratagemma” di usare un plantare, a scopo preventivo,  riguardo alle patologie da sovraccarico funzionale che comunque adesso andiamo ad elencare:

  • discopatie lombo-sciatalgiche;
  • usura delle articolazioni sacro-iliache;
  • usura dell’articolazione del ginocchio;
  • sindromi infiammatorie del tibiale;
  • sindromi del tendine di Achille;
  • fratture o microfratture da stress.

Ma allora, potrebbe chiedersi il podista spaventato da queste eventualità, su quale tipo di fondo è meglio allenarsi? Scartato il prato per i… limiti di percorrenza (a meno che non si decida di andare avanti e indietro ininterrottamente…) e per i rischi (a volte notevoli) di asperità e di irregolarità del terreno non sempre facilmente “visibili”, forse è lo sterrato il tracciato da preferire, perché riduce il trauma dell’impatto e inoltre, grazie alla sua leggera irregolarità, è in grado di fornire un utile strumento propriocettivo. A patto, ovviamente, che le condizioni di visibilità siano ottimali, ragione per la quale è preferibile che gli allenamenti vengano svolti durante  le ore con maggiore luce.

E per finire, è quasi inutile dirlo, bisogna sperare in quella buona stella che da lassù, fra le tante che brillano nell’universo, illumina sempre il cammino dei podisti.

 

Questa voce è stata pubblicata in Medicina. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento