Stretching perché

Lo stretching è una di quelle pratiche che possiamo definire “collaterali” al podismo, molto spesso trascurate, ma che rivestono una grande importanza ai fini del miglioramento prestativo. Forse, la ragione per cui si ha la tendenza a non tenerlo nella giusta considerazione risiede nel fatto che il gesto non rimanda a quello classico della corsa, essendo un esercizio statico. Eppure, se il podista si facesse “l’esame di coscienza sportivo”, noterebbe che i suoi migliori risultati li ha conseguiti nel periodo nel quale faceva abbastanza regolarmente i suoi bravi esercizi di stretching.

Un’altra ragione, a nostro sommesso parere, per cui lo stretching ha perso molto della sua diciamo “credibilità” e che negli ultimi decenni nel panorama podistico in generale sono stati messi quasi in secondo piano tutti quelli aspetti legati al mondo della corsa non direttamente interessati al gesto nudo e crudo della corsa: preparazione invernale, pesi, studi, e cose di questo tipo. Sta di fatto che fare dello stretching abbastanza regolarmente significa conoscere il proprio organismo, in tutti i suoi componenti (ossa, muscoli e tendini) e “accompagnarlo” verso un graduale, continuo, nonché gratificante, miglioramento.

Chi fa’ regolarmente dello stretching, significa che sa diverse cose.

Innazitutto, che si riducono i rischi di infortuni: tutte le volte che si mantiene il corpo in efficienza, si hanno validi motivi di supporre che saprà “reagire alle avversità della vita”.

Intanto, che si migliora in quanto a flessibilità (mobilità articolare + estensibilità muscolare). La ripetizione del gesto atletico e i limitati angoli di escursione articolare, dovute alle andature lente di corsa tenute negli anni fanno, scadere l’estensibilità e la mobilità degli arti.

Lo si può fare sempre, prima e dopo la corsa, anche per pochi minuti. La vecchia trita e ritrita scusa di non avere tempo a disposizione è meglio non tirarla fuori per giustificare la nostra pigrizia, che preferiamo alla saggia pratica dello stretching anche un quarto d’ora di corsa ulteriore, con il mesto risultato di “lavorare” per il nostro corpo solo in quantità e non anche in qualità.

E’ perfino indicato, lo stretching, nelle pause fra le ripetute. Basta provare. Nei recuperi fatti da fermo o semplicemente camminando, si può fare dello stretching e ottenere risultati cronometrici anche migliori dei precedenti, fatti magari ad un’andatura di corsa blanda.

Lo stretching si fa’, essenzialmente, allungando il muscolo sino a creargli un certo disagio, con il mantenimento della posizione raggiunta per un periodo ottimale di 30”, per poi ritornare alla posizione di partenza. Passando ad esercitare i vari distretti del corpo, si apprendono le funzioni dei muscoli e la loro caratteristica di essere di volta in volta “agonisti” e “antagonisti”, aumentando così la conoscenza corporea e quel senso di controllo (mai di padronanza assoluta) delle nostre importanti funzioni vitali.

Vi sembra poco?

 

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