Sono un po’ stanchino

Ci sono delle celebri frasi di film che contrassegnano il nostro parlare. Qualche esempio? Se qualcuno vuole dirci che negli ultimi anni non ha fatto niente di interessante, ci confessa che è “andato a letto presto”, da “C’era una volta in America”. Oppure, se vuole scusarsi di una sua cosa fatta male, ci ricorda che “nessuno è perfetto”, da “A qualcuno piace caldo”. E gli esempi si potrebbero moltiplicare. Per quanto mi riguarda, personalmente e podisticamente, mi rifaccio a “Forrest Gump” e al suo “sono un po’ stanchino”, e cioè al suo correre per tanti, tanti, tanti, ma tanti chilometri.

Ed eccomi qua, a correre quasi solo con la mente, perché il corpo risente delle distanze percorse e forse soprattutto delle velocità intraprese. Nessun rimpianto, sia chiaro, nessun ripensamento: ho fatto quello che volevo fare, cercando come mio solito di farlo per il meglio. Agli inizi, pensavo che il correre interamente per 10 km fosse una cosa fantascientifica, lontana dalle mie reali capacità, reduce, per così dire, dai campionati militari dai 400 m ai 3000 m, da centrocampista col vizio del gol nel calcio con gli amici e da brevi scorribande solitarie sulla bici da corsa. Ma quando cominciai ad andare nel bosco di Portici, trent’anni fa, a correre su quel giro di 350 m, che misurai con una rotellina, e a notare che lo potevo fare per moltissime volte e che alla fine non ero neanche tanto stanco, ebbi la certezza che potevo cimentarmi nelle gare di fondo.

Presi ad allenarmi con una certa continuità, non tutti i giorni, però. Pensavo che bisognasse alternare il giorno di corsa a quello di riposo. Correvo con un paio di scarpe di gomma, che all’epoca si dicevano “di tennis”, o “di ginnastica”. Durante la prima estate, vinsi la garetta del villaggio turistico, quattro giri per (credo) complessivi 5 km. Andavo abbastanza bene: partivo forte e reggevo bene la fatica. Ricordo che mia moglie, che assisteva alla gara, mi disse al mio terzo passaggio: “Scè, va’ chian’, tien’ nu giro ‘e vantaggio.” Evidentemente, mi vide molto concentrato nello sforzo. Ma io non rallentai e sul mio normale orologio da polso lessi 17’ e 40”.

Ero pronto ad equipaggiarmi come un vero podista e ad avere già nel cassetto il sogno di partecipare ad una maratona. Puntai a quella di Cesano Boscone (MI), addì 1988, dove motivi di lavoro mi avevano spinto a trasferirmi con la famiglia, e dove avevo già corso la famosa “Stramilano, di 15 km, in 57’. Ovviamente, il mio sogno era quello di scendere le fatidiche 3 ore. Pensai fosse opportuno allungare la mia ora di corsa di mezz’ora e di svolgere un “lungo” di due ore una settimana prima della gara. Così feci. Ma al 24 km ero troppo stanco. Chiusi in 3h 31’ 08”.

Non lo sapevo, ma la corsa ormai mi era entrata nel sangue. Smisi quasi del tutto di giochicchiare al calcio e di andare in bici. Mi era più agevole uscire a correre, invece di organizzare una partita a calcio, o di uscire in bici con la paura del maltempo o di qualche foratura. Mi restava il rammarico di non aver abbattuto il muro delle 3 ore in maratona, forse mi dicevo perché gara non adatta alle mie caratteristiche, ma nel complesso correvo con gioia e mi sentivo in ottima forma.

Poi, cosa avvenne che mi trasformai in podista, posso dirlo, abbastanza accanito? La… “molla” scattò nel ’93, durante una gara. Il mio compagno di squadra, col quale correvo, mi corresse, dicendomi che quei vecchietti che compiangevo, in realtà, erano davanti a noi! Fu una sferzata nel mio orgoglio! Eravamo intorno al 10° km ed era una 21. Chiesi all’amico il permesso di aumentare l’andatura: volevo raggiungere quei vecchietti. Non ci riuscii e chiusi in 1h e 31’. Ma, appena giunto al traguardo, mi ripromisi di correre per raggiungere i migliori obiettivi su tutte le distanze!

In conclusione? Sfioro i 150.000 km, due titoli italiani (3000 siepi e 3000 indoor), non so quanti titoli regionali, sia su strada che su pista (almeno una ventina), un record sulla maratona di 2h e 49’ (a fronte di una trentina, metà delle quali sotto le 3 ore), sulla “mezza” di 1h e 15’ e sulla 10 km 35’ (varie volte, senza riuscire ad abbattere il limite, però…).

Posso dirlo? Sono un po’ stanchino.

 

Questa voce è stata pubblicata in Amici al bar. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento