E’ morto Ifter, il podista senza età

Chi non ha avuto modo di vederlo, non può capire: Minuts Ifter era un mezzofondista Etiopico capace di correre gli ultimi 300 metri di un 5000 o di un 10000 su pista alla velocità di un quattrocentista. Gli avversari lo conoscevano bene, non si poteva fare niente per contrastarlo, neanche imprimere un ritmo forsennato alla gara fin dall’inizio: Ifter seguiva, correva e poi, immancabilmente, all’ultimo giro se ne andava. Lo fermarono solo i boicottaggi dei paesi africani alle Olimpiadi di Montreal (1976), ma in quelle di Mosca dell’80 vinse alla sua maniera sia i 5000 che i 10000.

Su di lui si è sempre discusso sull’effettiva data di nascita, perché i suoi connotati ne tradivano una molto più anteriore. In effetti, sul finire degli anni ’70, quando si affacciarono alla ribalta i primi atleti africani, poco si sapeva sulle loro reali date di nascita, e non solo. Essi erano, per così dire, come dei pionieri, insieme alle loro federazioni di riferimento. Per questo possiamo senza dubbio affermare che la marea di campioni che abbiamo conosciuto e che ancora mietono successi (Gebreselassie, Bekele, Tergat e molti altri) devono a Ifter il merito di avere aperto una vera e propria “frontiera”.

Lo ha stroncato l’altro giorno (22 dicembre) un’insufficienza polmonare a Toronto, dove viveva da qualche anno. Abbiamo appreso la notizia con molto dispiacere, perché lo ricordiamo persona discreta e campione ineguagliabile, uno di quelli che all’improvviso appaiono sul nostro pianeta non sappiamo per quale misteriosa combinazione. Un po’ come avvenne per Abebe Bikila, altro grandissimo atleta africano, sia pure per la maratona. Se l’origine della specie umana risale al continente africano, come scientificamente è stato dimostrato, allora vuol dire che una scintilla primordiale del genere umano ogni tanto ancora affiora per la nostra ammirazione.

 

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