“Storta va’, riritta vene”

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Traduzione dalla saggezza popolare partenopea: “Non bisogna scoraggiarsi eccessivamente di fronte alle sopravvenute disgrazie, perché spesso ne seguono inaspettati benefici.” E’ il classico caso di quando un podista, come si dice in gergo, “prende una storta”, cioè si procura una distorsione.

A ben vedere, la distorsione è l’infortunio più frequente del podista. Nella maggior parte dei casi, per fortuna, non è grave, ma se sono interessati i legamenti è doveroso aspettare la completa guarigione prima di riprendere a correre, precauzionalmente a ritmo molto blando, onde evitare seccanti recidive. La distorsione capita un po’ a tutti i podisti soprattutto per qualche asperità del terreno, a volte per scendere da un marciapiede e quasi sempre per qualche sciocca e banale circostanza alla quale non si da’, giustamente diremmo, la necessaria attenzione. In questi casi, si avverte un dolore acuto che dura qualche secondo, dipendente dal fatto che l’articolazione è costretta al massimo movimento possibile. Normalmente, trascorso qualche secondo e… pronunciata ad alta voce una forte imprecazione…, tutto si risolve e si torna alla stato di partenza. Ma se l’articolazione viene forzata proprio al suo limite, allora si produce un danno di cui bisogna occuparsi.

Esistono tre tipi di distorsioni: 1) in inversione; 2) in eversione; 3) in iperestensione.

La distorsione in inversione è la più comune. Si verifica quando il piede è eccessivamente rivolto all’indietro e non riesce, pertanto, a prendere contatto con la zona plantare. La conseguenza è una brusca torsione con un marcato stiramento del legamento interessato che può causare perfino la sua rottura. Il dolore successivo a una distorsione in inversione si avverte spesso “all’interno” della caviglia, oltre che ovviamente all’esterno in corrispondenza del legamento danneggiato. Per la diagnosi, è necessario innanzitutto effettuare delle indagini di tipo radiologico, sia per escludere e sia per evidenziare eventuali lesioni ossee.

La distorsione in eversione si ha quando il piede viene forzato all’indietro con interessamento della zona legamentosa mediale stirata. Avviene, rispetto al primo tipo di distorsione, più raramente, ma le sue possibili complicanze sono ugualmente importanti. Molto probabilmente, la causa scatenante è una buca, o un semplice sasso su cui poggia il piede. La distorsione in eversione può essere determinata anche da uno spessore qualsiasi posto in corrispondenza della parte esterna dell’avampiede. Anche in questo caso, l’esame radiologico è il primo esame da sostenere.

La distorsione in iperestensione si verifica raramente. Essa avviene quando si stira fortemente l’intero comparto legamentoso, dalla parte anteriore a quella posteriore, con possibile lesione.

Per la cura, come detto, una volta verificata la reale entità del danno, conviene nei primi giorni dell’avvenuta distorsione, mantenere l’immobilità della parte interessata, per favorire i processi riparativi. Si può quindi ricorrere all’applicazione di una stecca o di un bendaggio, operazione svolta naturalmente da un esperto, dopo la primissima fase, durata poche ore, del ghiaccio per evitare un eventuale versamento. Trascorsi un paio di giorni dall’episodio distorsivo, possono essere somministrati farmaci antinfiammatori.

Ma perché partivamo dall’assunto, per così dire, che… “non tutti i mali vengono per nuocere”? Sveliamo l’arcano. Eliminando a priori la… terribile fatalità…, una distorsione nell’imminenza di una gara, o di una distorsione con rottura ossea o legamentosa…, la distorsione potrebbe essere il segnale di una carenza di postura e perfino di una diminuita sensibilità propiocettiva. Per la qual cosa la distorsione è la benvenuta, perché ci fornisce l’occasione di riposare qualche giorno e di riflettere sulle nostre capacità posturali, migliorandole mediante opportune esercizitazioni.

Che ci sia quindi, la distorsione, da monito nella vita podistica (e non…): “Storta va’, riritta vene”!   

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