L’allenamento collinare

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I podisti che si allenano su strada, cioè la stragrande maggioranza, hanno a loro disposizione quattro tipi di percorso: pianura, salita, discesa e “collinare”. Quest’ultimo è il meno citato nelle tabelle di allenamento, a volte quasi non è preso neanche in considerazione. Probabilmente, il motivo per cui il collinare non è trattato come dovrebbe (oltre al fatto che sarebbe più appropriato chiamarlo “ondulato”), è racchiuso nella considerazione che, in effetti, comprende al suo interno sia la corsa in pianura, sia quella in salita e sia quella in discesa. Però, continuando a trascurare questa importante forma di allenamento, si rischia d’ingenerare in chi pratica la corsa, soprattutto nei neofiti o nei giovani, la convinzione che il collinare non sia del tutto rilevante ai fini di una crescita delle proprie potenzialità.

Invece, non è così. Basti pensare a chi si allena abitualmente su percorsi collinari, perché le strade dove risiede sono piene di salite e di discese; ma anche a chi gareggia e si ritrova a farlo su tracciati pieni di “discese ardite” e di “risalite”, come dice il testo di una famosa canzone. Per cui, a nostro sommesso parere, bisognerebbe trattare l’argomento in modo più approfondito, proprio per dare alla corsa collinare il giusto rilievo che le spetta nell’ambito della preparazione podistica.

Gli effetti positivi dell’allenamento collinare sono di due tipi, fisici e tecnici. Dal punto di vista fisico, il podista che corre su di un tragitto collinare sottopone a tutti gli stimoli possibili muscoli, ossa e tendini, nessun comparto escluso. Allenandosi nei tratti in salita, egli incrementa la capacità cardio vascolare, anche se rallenta il passo e accorcia inevitabilmente la falcata; ed inoltre aumenta la potenza muscolare delle gambe. Nei tratti in pianura, invece, enfatizza la gestualità della fase di spinta e di volo, coordinandola con quella delle braccia. Infine, quelli in discesa contribuiscono in maniera inevitabile al controllo del busto, che deve posizionarsi perpendicolare al terreno e all’appoggio con la pianta del piede, contribuendo così alla memorizzazione della corsa rilassata. In conclusione, il podista, acquisisce anche senza volerlo, sia una lodevole economia, che una invidiabile tecnica, di corsa.

Con l’allenamento collinare, quindi, si potenzia l’organismo e lo si disciplina, affinché possa adattarsi ad ogni tipo di percorso sul quale fosse impegnato, con scioltezza ed eleganza. Chiunque, a seconda dei propri meriti e livelli, può trarre vantaggio e utilità da questo tipo di allenamento; basta inserirlo periodicamente in una tabella di preparazione, come uno di quei lavori di corsa cosiddetta “lenta sciolta”, cioè di corsa facile, ma non troppo rilassata, fatta su di un percorso che, inevitabilmente, sollecita tutte le componenti, fisiche e mentali, di cui si dispone. Mediante questo tipo di allenamento, e insistendone per un congruo periodo di tempo, è anche possibile correggere errori di postura, come la corsa seduta (i tratti in discesa), la falcata troppo ampia (i tratti in salita) e il controllo dell’azione delle braccia (i tratti in pianura).

Ecco perché quando una gara è tutta in saliscendi, quindi dura, la si definisce… tecnica!

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