Al passaggio della Napoli/Pompei 2016

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Stamattina è stata per me una splendida giornata: ho salutato tanti amici al passaggio della Napoli/Pompei 2016.

Mi ero avviato un po’ intristito all’incrocio dei cosiddetti “4 orologi”, da dove sarebbero passati i podisti impegnati in gara, perché malconcio alle ginocchia (e non solo), tanto che non mi ero nemmeno allenato. Ma ero convinto che “salutare” quanti più amici durante il loro sforzo che ho tanto volte condiviso, sarebbe stato per me molto ma molto “salutare”. E così è stato!

Già sul posto, ho visto un gruppo di amici che corrono con la mia stessa squadra, anch’essi spettatori dell’avvenimento e come me desiderosi d’incitare i podisti al loro passaggio. Nelle loro “mire” c’era soprattutto Gianfranco Bianco, non so perché, cose goliardiche, credo…

Mi sono offerto, dato la mia esperienza, di fare da “telecronista”, ma i primi due non li ho riconosciuti. Mi sono “salvato”, dicendo che i loro nomi sono per tutti impronunciabili… Ho però riconosciuto al passaggio, notevolmente distanziato, Lamachi e ho detto che mi sembrava quello maggiormente accreditato per la vittoria finale, a giudicare dallo stile di corsa. All’improvviso ho notato Saverio Giardiello, che ho salutato con immenso piacere (non lo vedevo da un po’) e che mi ha risposto sorridendomi. Poi, un gruppettino di atleti fortissimi, in coda al quale l’esperto Andrea Maresca si faceva trainare (e farsi “trainare”, nel podismo significa “essere all’altezza”…). Subito dopo un altro gruppettino con Roberto Giovanni e il tanto atteso Gianfranco Bianco, sempre con il suo segno distintivo del capo reclinato mentre corre. Quasi in contemporanea, è passato il mio amico, tifoso del Napoli come solo lui sa esserlo, Francesco Tortora e quasi sulla sua scia la campionessa delle campionesse Annamaria Vanacore, accompagnata dal marito Alfredo in bici. E poi ecco Vincenzo Guida, pronto a “sprigionare” nella seconda parte di gara tutto il suo talento. Dopo non molto tempo, ecco Vincenza Toraldo, elegante e veloce come al solito, ma che alla quale non saputo riferire sulla sua posizione, perché qualche donna che avevo visto passare era senza pettorale. E poi ancora Raffaele Di Guida, ancora sulla breccia con i suoi oltre 60 anni, amico di tante e tante battaglie.

Così, mi sono avviato verso il parcheggio dove avevo lasciato l’automobile. Perché, non l’avevo detto? Sono andato in automobile…; che fine che ho fatto, vero? Ma ora la tristezza mattutina ha lasciato il posto all’allegria. Specialmente, quando ho visto di sfuggita passare Zagara Arancio, alla quale ho gridato il mio saluto. Infine, quando stavo per girare l’angolo, ho intravisto in lontananza due magliette dai colori inconfondibili che brillavano al sole del mattino: erano quelle di Giovanni Rocco e Antonio Riccio, due miei compagni di squadra e a volte anche di allenamento di “strada al buio del primo mattino”. Ho gridato loro: “Ma ch’ state ancora ccà! Jamme bell’, jà!”

Ma che bella mattinata che ho vissuto!

 

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