Cioccolato mon amour

Ebbene sì, lo ammetto: sono un cioccolainomane! Lo sono da tempo immemorabile, nel senso che i miei primi ricordi infantili sono legati al cioccolato. Chissà, forse quando nacqui qualcuno mangiava del cioccolacioccolato4to. Sta di fatto che io posso senz’altro dire che sono cresciuto a pane e cioccolato. A volte mi è stato detto che la mia passione per il cioccolato poteva significare che un po’ soffrissi di carenza di affetto. Sarà, ma a me il cioccolato piace per davvero e per una sua “barretta… baratterei” tutto quello che possiedo, un po’ come fece il biblico Giacobbe (come lo capisco…).

Sotto questo aspetto, il mio migliore amico è Cristoforo Colombo, perché è grazie a lui che in Europa fu introdotto il cioccolato, o meglio, i semi di cacao da cui si ricava questo buonissimo prodotto. A proposito, forse per questo la storia è stata sempre la mia materia preferita. Così, mi risulta che verso la metà del cinquecento gli spagnoli cominciarono la coltivazione dei semi di cacao (e, guardo caso, gli spagnoli in quel tempo governavano Napoli…), riprendendola dai Maya, che la ritenevano un’attività che avvicinasse al divino (infatti, nella sua forma fusa e resa liquida, la “cioccolata”, nella loro lingua significava letteralmente “bevanda degli dei”).

Da ragazzo, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispodevo: “Voglio lavorare in una fabbrica di cioccolato.” Però, il destino aveva per me ben altri progetti. In compenso mi sono rifatto, facendo… le fortune delle fabbriche di cioccolato, mangiandone in quantità… industriali! Ma come qual è la lavorazione del cioccolato? La procedura è la seguente:

  • Partendo dalla pasta di cacao, vengono aggiunti altri ingredienti (burro di cacao, zucchero e vaniglia, per il”fondente”, più il latte in polvere oltre a questi per quello “al latte”. Spesso si usa la lecitina di soia come emulsionante, cioè per rendere omogeneo il prodotto;
  • Questo passaggio consiste nel mescolare la miscela degli ingredienti così ottenuta, per tempi molto lunghi, in impastatrici, le cosiddette “conche”. In questa precisa fase avviene lo sminuzzamento dei grumi, inevitabilmente formatisi, fino a che tutto diventi una massa liscia;
  • A questo punto il cioccolato deve farsi raffreddare, con gradualità, fino alla “cristallizzazione”, che è il fissaggio definitivo di tutti i componenti;
  • E’ la parte finale della lavorazione, quando cioè il cioccolato, una volta raffreddato, viene versato in appositi stampi per assumere la forma desiderata.

In passato, spesso hanno riso di me, quando dicevo che, mangiando il cioccolato, respiravo meglio. Io non sapevo cosa replicare, se non che, effettivamente, respiravo meglio, mi sentivo più forte e la vita mi sembrava meravigliosa. Poi per fortuna la scienza è venuta in mio soccorso e tutti ormai non mi dicono più niente. Anzi, quasi quasi pensano a me con un certo rispetto. E’ stato dimostrato che il cioccolato è psicoattivo, perché contiene teobromina, felinetilamina, anandamina (quest’ultima sostanza è un cannabinoide…, ecco la mia… dipendenza!), caffeina e triptofano. Avrei voglia di gridare a tutti i venti: “Visto? Che vi dicevo?” La stessa scienza ha anche dimostrato che fa’ bene al cuore (riduce i rischi di problemi cardiovascolari) ed è anche un discreto antiossidante. Avrei voglia ancora di gridare: “Visto? Che vi dicevo?”

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