La Maratona di Napoli sospesa per due anni

E’ notizia recente che la maratona di Napoli, almeno per i prossimi due anni, non ci sarà. Lo ha comunicato ufficialmente l’assessore allo sport Ciro Borriello, precisando che l’amministrazione comunale nel frattempo si concentrerà solo su iniziative promozionali alcune delle quali già presenti sul territorio173945877-c47e5870-b9a9-4928-ba6a-2cbb847b4057. La novità, triste e sconsolante, ha destato svariate osservazioni decisamente critiche verso una realtà, sportiva e sociale, molto lontana dagli standard sportivi di altre grandi città, italiane e non. E’ stato detto, a grande maggioranza degli interventi, che a Napoli manca una vera “cultura sportiva”, che sotto sotto a questo abbandono allignino sordidi disaccordi in relazione  ad interessi particolari, che vanno da una cattiva gestione dell’impiantistica comunale a dei non meglio precisati intrallazzi federali. Noi di “podisticamente.it”, sito a vocazione partenopea, come teniamo a definirci, non possiamo non partecipare al coro di proteste e di indignazione che ha colpito tutti i podisti della città.

Però, questa storia della mancanza di “cultura sportiva” non la vorremmo ripetere: troppo comoda e risolutiva. In realtà, pensiamo che si tratti di mancanza di “cultura aziendale” e vorremmo spiegare perché, portando ad esempio la più celebre delle maratone, quella di New York.

Intanto, una premessa, rapida ma essenziale. Le corse di resistenza, nascono nelle nazioni povere, dove per ovvi motivi prevale il concetto non di “potenza”, bensì di “resistenza” (pensiamo in Italia al ciclismo). Detto questo, quando gli USA si trovarono nel bel mezzo della crisi economica della fine degli anni 70 e si volevano imporre modelli di successo per sollecitare la ripresa economica, si decise…, letteralmente “si decise”, si programmò un simbolo di fatica e di resistenza che porta al successo: la maratona di New York. Tutta una città si mobilitò: venne creato un ufficio, un marchio (Big Apple), uno stile di vita legato al benessere con lo jogging e con la figura dello yuppie. Così la maratona divenne un tratto dell’immagine vincente. Parteciparvi significò partecipare a questo sogno collettivo di ripresa.

A Napoli, evidentemente, è mancato questo afflato, perché è radicato oltremisura, storicamente, il senso del particolare e non del generale. L’impresa aziendale, per esempio, non si sposta mai dalla sfera personale e individuale, non rendendosbellissima-passeggiatai conto che facendo ed essendo così perde tutta quella capacità da “effetto moltiplicatore” che un’apertura alla collettività produce. Non si tratta solo o soltanto di aperture agli sponsor, che pure ci sono state negli anni in cui la maratona di Napoli si è svolta. Si tratta di capacità manageriali vere e proprie. Noi che negli anni vi abbiamo partecipato (anche con successo) lo possiamo testimoniare. Un esempio? Il tracciato del percorso, spesso variato, ha frantumato presto l’immagine simbolo della maratona quale è stato negli anni e nella storia il ponte di Verrazzano per New York. Ma volete mettere? Il ponte di Verrazzano con il lungomare di via Caracciolo? Ma non c’è paragone!

Certo, a Napoli esiste anche un “riflesso istituzionale”, perché le amministrazioni, che cambiano, non conservano la memoria dell’esperienza e quindi non ne stimolano la crescita. Ma così si ritorna al punto di partenza: la prevalenza del particolare sul generale e la mancanza di una valida “cultura aziendale.”

Due anni passano in fretta. Speriamo in uno “slancio emotivo” della città.

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