Le medaglie olimpiche: oro, argento e bronzo

Ma insomma, perché le medaglie alle Olimpiadi, e in qualsiasi altra manifestazione prestigiosa, sono in oro, in argento e in bronzo? E perché lo sono in quest’ordine? Ovviamente, per il loro valore, è la risposta immediata, talmente immediata che forse è il caso di soffermarsi su ognuno di questi metalli, perché col tempo, a furia di nominarli e di usarli, ne abbiamo probabilmente perso l’effettiva consistenza di significato.

Saliamo l’ipotetico podio, al terzo pologo-olimpiadi-brasile-rio-2012sto, e troviamo la prima sorpresa: il bronzo non è un metallo. Il bronzo è una lega, composta da rame e stagno. Ebbe molta diffusione in età preistorica, tanta che una sua fase ben distinta venne chiamata “età del bronzo”. Il bronzo sostituì validamente le armi e i materiali in pietra, perché più resistente e leggero. La sua diffusione negli usi concreti denota un notevole progresso della civiltà umana. Ma poi fu soppiantato dal ferro, siamo alle solite, perché “costava” meno e che poteva essere usato in tutti i campi da un numero crescente di popolazione. Infatti, ad esempio, per quanto riguarda il linguaggio bellico, si disse da allora in poi “mettere a ferro e a fuoco”, ma mai “mettere a bronzo e a fuoco”… Restò unicamente come materiale di valore, magari destinato alla coniazione di monete o alla realizzazione di opere scultoree. Dobbiamo dire che… ci sono “i bronzi di Riace”?

Al secondo posto del podio: questo sì che è un materiale. L’argento è un metallo bianco e lucido. Si trova in natura sotto forma di minerale. E’ stato sempre usato per la sua lucentezza, per la sua limitata presenza in natura e per la sua resistenza alle sostanze ossidanti come materiale di valore in gioielleria (si pensi all’argenteria…). Ma il suo grande valore cominciò in parte a declinare con la scoperta in sud America di numerosi giacimenti (l’Argentina non si chiama così per caso…). Resta comunque ancora molto usato in gioielleria, soprattutto per la sua caratteristica di lucentezza bianca, ma anche in numerosi altri campi, che magari non ti aspetti, come quello fotografico, ad esempio, dove trova largo impiego in quello della fotografia analogica.

In vetta al podio, incontrastato, c’è l’oro. E’ un metallo nobilissimo, inattaccabile ad ogni forma di corruzione (ci riferiamo a quella chimica…). In natura si trovtimthumba sotto forma di pepite e di grani. E’ da sempre ritenuto un simbolo di altissimo valore di purezza e di lealtà: “è un ragazzo d’oro”, è quello che vorrebbe sentirsi dire un qualsiasi giovanotto nello svolgimento dei suoi compiti.

Qualcuno potrebbe chiedersi, dato il grande valore attribuito al platino, superiore perfino a quello dell’oro: “Ma perché la medaglia del primo posto non la si conferisce al platino? Così facendo si otterrebbe che il bronzo, che metallo non è, “scendesse” giustamente dal podio e vi restassero solo tre metalli puri.” Gli diremmo che il platino (“piccolo argento”, in spagnolo) è stato scoperto molto tardi (18° secolo) ed era in origine ritenuto uno scarto dell’argento. Poi, si sono appurate le sue numerose possibilità di utilizzo, ma anche la sua estrema frammentazione costitutiva dei  componenti, qualcuno dei quali risulta essere perfino tossico. In definitiva, il metodo di lavorazione dal cui si estrae il platino, metallo dal valore superiore all’oro, è molto elaborato e complesso. Forse troppo….

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