Le tre Grazie della maratona italiana a Rio

Sono giunte a Rio per i Giochi della XXXI Olimpiade le tre maratonete italiane: Catherine Bertone, Anna Incerti e V13924819_1227733620584857_3077384170887311113_naleria Straneo. Nell’incoraggiarle e nel sostenerle in vista del prossimo prestigioso impegno nel quale, ne siamo sicuri, dimostreranno tutto il loro valore, vogliamo confessare l’impulso che ci è pervenuto alla vista di una loro immagine apparsa sui social. Abbiamo pensato alle tre Grazie.

Le Grazie sono figure mitologiche tramandateci dalla cultura classica greca (guarda un po’ il caso). Si chiamano Aglaia (lo Splendore e l’Ornamento), Eufrosine (la Gioia e la Letizia), Talia (la Prosperità e la Portatrice di fiori). Sono figlie di Zeus e infondono nel cuore degli uomini la gioia della Bellezza e della Natura. Gli studi e le riflessioni sulle Grazie si sono succeduti nei secoli, a partire da personaggi come Seneca, ad esempio. Comunque, si ritiene che esse rappresentino il triplice ritmo della generosità: l’offrire, l’accettare, il restituire. Il simbolo che lo attesta è dato dall’intreccio delle mani delle Grazie.

Ugo Foscolo ne fece un poemetto col quale celebra le Grazie, infatti, come portatrici della civiltà fra gli uomini, essendo simbolo di Bellezza e di Armonia nell’universo. Esse stanno fra il cielo e la Terra e hanno il compito di rendere l’animo degli uomini più nobile.

Antonio Canova ne fece un’opera scultorea nella quale rappresenta le Grazie cinte da un velo, rafforzando il senso di unione fra le arti per rendere più chiaro il messaggio agli uomini, cioè che solo dall’intreccio, dall’unione delle arti, gli uomini possono veramente civilizzarsi.

Tanti auguri, dunque, alle tre Grazie dell’atletica italiana, che ci faranno palpitare quando le vedremo correre per le strade di Rio, che ci sapranno esaltare e trasmettere quel messaggio della Bellezza unita alla Natura, nel gesto più nobile e antico della corsa.

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