Correre al pomeriggio

Il podista assiduo, quello a cui noi di preferenza ci rivolgiamo, corre a tutte le ore, nel senso che si adatta al tipo di giornata che conduce abitualmente, inserendovi di conseguenza l’allenamento che per lui risulta essere il più congeniale. La sua corsa, ad una superficiale osservazione estimageserna, non sembra risentirne, ma c’è da dire che l’allenamento che si svolge al pomeriggio presenta qualche vantaggio che vale la pena di sottolineare.

La prima ragione che sembra favorire la scelta dell’allenamento pomeridiano è quella… metabolica. Non si può certo affermare, a patto di non essere giustamente scambiati per dei folli, che il corpo non si sia adeguatamente svegliato e che non abbia attivato tutti i suoi meccanismi per rendere fluidi i movimenti. Anzi, paradossalmente si potrebbe verificare il caso incredibile che il podista interessato fosse già stanco per la mole di lavoro fino a quel momento espletata. Comunque, a parte i casi veramente rari, tali da poterli escludere completamente (ai… malcapitati si raccomanda un ottimo e lungo “riscaldamento”), coloro i quali si allenano di preferenza al pomeriggio devono ricordarsi di mangiare almeno un due o tre ore prima dell’esercizio. Resta il fatto che bisogna rifornire di carburante il nostro corpo e che poi bisogna lasciargli il tempo per assimilarlo, altrimenti i rigurgiti gastrici saranno puntuali e invalidanti l’allenamento stesso.

Un aspetto interessante da sapere è che correre al pomeriggio, rispetto al mattino per esempio, fa’ “guadagnare” un 10” al km (se non di più). Il motivo è facile da intuire: proprio perché il corpo è maggiormente pronto, corre in maniera molto più sciolta. Ed è questo il motivo, solo questo, per cui gli atleti professionisti, quelle che svolgono almeno due sedute giornaliere di allenamento, riservano alla corsa del mattino solo i lavori lenti, o al limite quelli lunghi, per mettere come si suol dire fascina nel fieniCorrere-al-tramontole. Sempre rispetto alla corsa del mattino, c’è da dire che il podista non è “inebriato” al contatto con la natura, al contrario. Al pomeriggio, se non ha la fortuna di correre in un luogo chiuso, deve saper fare i conti con “gli elementi della civiltà”, automobili in special modo che con i loro scarichi intasano l’aria che si respira e lo spazio che si impegna. Per evitare tutto questo e inoltre “possibili collisioni” si potrebbe optare per una fascia oraria meno trafficata, quella dalle ore 14 alle ore 15. E poi, come si dice a Napoli, “stamme tutt’ quant’ sott’ ‘o cielo…”. Un altro particolare che differenzia la corsa pomeridiana da quella mattutina è il variare della temperatura che a volte, pensiamo soprattutto all’estate, causa notevoli problemi di traspirazione-respirazione, che tradotto significa stanchezza e difficoltose scelte sugli indumenti da indossare. Ma qui si vede tutta la sagacia e l’esperienza del podista, che si munirà per ogni evenienza di un abbigliamento cosiddetto a cipolla e di qualche berrettino.

Molto più arduo il problema del podista che volesse allenarsi nella pausa di lavoro nel caso l’avesse lunga un paio d’ore (tutto è possibile…). La sconsigliamo. Quando si corre, si deve pensare a quello che si fa’, al ritmo che si vuole tenere e mantenere, sia esso veloce, medio oppure lento: nell’economia di un allenamento, di un qualsiasi allenamento, la mente dev’essere sempre libera da condizionamenti extrapodistici. Meglio saltare una seduta di corsa, o cambiare radicalmente orario di allenamento, ne va’ della gioia insita nella corsa stessa: libertà e spensieratezza.

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