Lo stile di corsa

Nella vita è sempre una questione di stile, quindi anche nella corsa. Partiamo da questo assunto. Avere uno stile la-spintadi corsa corretto, significa correre bene, ma soprattutto significa, a parità di ritmo impresso alla falcata, andare più veloce, utilizzando meno energia. Però, a molti podisti sfugge la necessità di praticare il gesto con lo stile corretto, preferendo concentrarsi su quello ritenuto “economico”, al fine di risparmiare le energie impiegate nello sforzo. Non riescono a capire che, facendo così, si contraggono nel gesto, impedendosi la corsa sciolta e leggera, che è l’ideale per il podista.

Passiamo in rapida rassegna i canoni che contribuiscono a fare, in quanto a stile, una buona corsa.

BRACCIA – Le braccia devono aprirsi leggermente all’altezza dei fianchi e non ciondolare in modo vistoso, ma oscillare armoniosamente e naturalmente, come se si camminasse. Nell’oscillazione, le mani sfiorano i fianchi, con le dita che sono semiaperte; e le braccia non oscillano troppo all’indietro, perché così facendo procurano sbilanciamento.

BUSTO – Il busto dev’essere leggermente inclinato in avanti, in modo tale che ci sia una certa perpendicolarità con la coscia che carica al suolo.

CAVIGLIA – E’ meglio ritardare la sua distensione e aspettare il momento dell’impatto col terreno, effettuando una sorta di corsa scalciata, onde predisporre al meglio il caricamento del piede.

COLLO – La posizione dev’essere dritta, ma non rigida, non troppo in avanti né troppo all’indietro.

GAMBA – La gamba di spinta sarà inclinata, in linea con il busto e quanto più rigida e lunga che sarà tanto più efficace risulterà la spinta. Contemporaneamente, l’altra si troverà nella rotazione che prelude alla fase di volo e la sua altezza dal terreno determinerà l’ampiezza della falcata.

GINOCCHIO – Per sfruttare al massimo possibile l’inerzia di avanzamento è opportuno non distendere il ginocchio della gamba nella fase di volo fintanto che la spinta dell’altra gamba non sia stata del tutto completata.

PIEDE – L’azione dei piedi è fondamentale. Quello di appoggio, deve cadere di pianta, non di tallone (con il tallone si tende a frenare, o al limitare a saltare, ad andare in alto, non in avanti) e mentre cade, non deve superare la linea verticale e immaginaria del ginocchio. Quello di spinta, deve procurare un atto di trazione, come se le dita volessero “raspare” il terreno, azione nella quale tutto il comparto ( piede-gamba-coscia) sia coinvolto.

SPALLE – Le spalle non devono essere contratte e portate all’in su, perché rendono la corsa rigida e dispendiosa (bisogna pur impiegare qualche energia per tenerle su…).

SCHIENA – Non si dovrebbe mai correre “seduti”, cioè ridurre l’inclinazione del busto in avanti. Questa postura, a volte naturale, riduce comunque la propulsione della spinta.

Avere uno stile di corsa corretto vuol dire che ci si è preparati anche sotto l’aspetto alimentare. Avete mai visto un podista sovrappeso avere un corretto stile di corsa? Sììì? Allora doveva essere fuori allenamento, reduce da un infortunio, agli inizi, chissà cos’altro e, quindi, lento. Ma, in linea generale, chi non ha stile di corsa è svantaggiato rispetto a chi ce l’ha. Non è, come ad esempio, nel calcio, dove lo stile di gioco (chiamato “i fondamentali”) serve come base iniziale, ma poi l’indole e l’estro individuale fa’ il resto. E non è neanche come nell’atletica stessa, dove la mancanza di stile fino a un certo punto è trascurabile , come nel caso assolutamente incredibile e rarissimo di Emil Zatopek. Di solito, lo statuario e classico Carl Lewis è riportato come l’esempio di stile da seguire, come il modello da seguire e da imitare.

Qualcuno potrà giustamente obiettare che da una certa età è inutile cercare di correggere i difetti di partenza. Ciò è vero fino a un certo punto. Proprio perché si è ad una certa età, bisogna fare dei tentativi, faticosi e protratti nel tempo, per cercare almeno di limitare i difetti di stile nel frattempo acquisitPOSTURAi. Non farlo, significa sicuramente lasciarsi andare e “correre” disordinatamente e lentamente con il rischio di perdere il gusto e il piacere della corsa.

Come si può cercare di porre rimedio? Soprattutto con la corsa lenta, durante la quale si ha modo di studiare e controllare il gesto. Utilissimi anche gli esercizi di stretcing, che oltretutto favoriscono la mobilità articolare, indispensabile in un ambito di corsa sciolta. E poi? Tutto quello che può servire per alimentare la propria autostima, quella voglia di migliorare capacità e prestazioni.

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