Sono la pubalgia di Paolo

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Io a Paolo glielo avevo detto di stare attento, di non fare velocità. Specialmente in quel mattino, durante la fase finale del progressivo. Gli avevo suggerito di finire l’allenamento con la corsa media, e basta, di non fare gli ultimi 3 km a ritmo gara. Ma lui, niente! L’amico stava aumentando il vantaggio, lui si sentiva bene, e… zac! Il dolorino all’inguine che si fa’ sentire; non tanto sul momento, ma… all’uscita dalla doccia! Lo stesso dolorino che già gli avevo fatto un po’ sentire da qualche giorno: una sensazione di un pulsare nell’intersezione fra la fine della coscia e la parte bassa del pube.

Ora si lamenta. Ha chiesto subito il parere di quell’altro suo amico, quello esperto della corsa. Prima ancora si era rifugiato nel computer, a raccattare notizie. Poi è passato su you tube, per visualizzare gli esercizi consigliati. Infine, si è deciso: ha chiamato l’ortopedico!

Io lo so, quando uno come Paolo, podista da poco tempo, chiama l’ortopedico, sotto sotto, è come se chiamasse lo stregone o comunque uno con la bacchetta magica. Quindi, quando l’ortopedico gli ha detto che per prima cosa deve riposare e, al limite, abbinare al riposo qualche medicinale antinfiammatorio, è rimasto un po’ deluso. Ma che si aspettava, il miracolo? Che bastasse il solo chiamare l’ortopedico per guarire? Che gli dicesse di non preoccuparsi, perché stava bene?

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Adesso non deve fare altro che dimostrare di essere sulla strada giusta per diventare un buon podista. Non ha ascoltato il suo corpo? Che ascolti il suo ortopedico! Faccia la terapia consigliatagli… e non si trascuri. Io sono molto subdola. Posso avere diversi aspetti. Posso interessare il muscolo adduttore, o il tendine; posso cronicizzare, diramandomi in tutta la sezione. Insomma, la terapia si può complicare e richiedere anche l’intervento fisioterapico. Io posso interessare i punti di inserzione sull’osso pubico e diversi muscoli, fra i quali si annoverano fra i maggiormente a rischio gli adduttori e i crurali. Infatti, vengo considerata come una situazione clinica difficile da diagnosticare, a causa della complessità della ragione anatomica interessata. Gli ha dato riposo e medicinali? Si riposi e li prenda. Poi, come sicuramente gli è stato raccomandato (se non gli è stato detto, lo faccio io), oltre al riposo, trovi il tempo di fare stretching e potenziamento muscolare (certo, nei limiti e nei modi di un atleta amatoriale, s’intende).

Io voglio bene a Paolo, ha intrapreso questa attività, s’impegna, ha già riscontrato qualche beneficio, eccetera eccetera. Ma lui deve volere bene anche a me. Mi sono fatta sentire perché è giusto che io mi faccia sentire. Il suo corpo è una macchina perfetta, che però deve usare con una certa cautela, senza esagerare.

Gli prometto che se farà il bravo, se correrà (e si curerà) con giudizio, non mi farò più sentire.

Ciao Paolo.

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