Vademecum per chi vuole cambiare la squadra. (Istruzioni per l’uso: quando, come e perché)

ancora litigiParafrasando e storpiando un famoso verso, potremmo dire “dicembre, è tempo di migrare”. Sì, perché siamo alla fine dell’anno solare e, sempre più spesso, assistiamo al cambiamento di squadra di parecchi podisti. La situazione è talmente ricorrente che forse è arrivato il momento di pensare ad un vademecum (in latino, letteralmente, “vieni con me”) o, meglio, una sorta di bugiardino dei medicinali, una specie di “istruzioni per l’uso”  che serva a lenire quella notevole dose di dispiaceri (da ambo le parti) che accompagna la scelta di cambiare la squadra.

In ossequio alla traccia stilata in partenza, cominciamo col “quando”.
E’ consigliabile, quando non è la fine dell’anno. Certe novità, siano esse gradite o no, necessitano di tempi di metabolizzazione molto elevati, specialmente se il rapporto solidale si è protratto per tanto tempo (per l’atleta in questione che volesse cambiare, certo, per “troppo” tempo). La scelta del “quando” fa’ anche capire agli interlocutori se si ha rispetto o meno del tempo trascorso insieme, se comunque ha contribuito a formare un’esperienza di vita e di sport di un certo valore.

Veniamo al “come”. Non dovrebbe essere comunicato al telefono, o con un semplice messaggino. E nemmeno laconicamente al presidente, di sfuggita, come se si trattasse di una cosa normalissima. Spesso il caso non lascia indifferenti atleti e dirigenti della ormai ex-squadra. Come farlo, dunque? Non è mai facile. Però, bisogna distinguere. Se la cosa era nell’aria, tutto è più semplice: lo si dice a qualche persona, un due o tre della squadra, per anticipare quella che deve sembrare una scelta un poco forzata: qualche fraintendimento, qualche screzio, qualche ripicca, qualche cosa non compresa, qualche obiettivo non più condiviso. Oppure, se la scelta di cambiare è dettata da motivi personali, embè allora… Qua la riflessione deve cedere il passo alla riservatezza, non c’è che dire. Ciò non toglie, a maggior ragione, l’opportunità di comunicarlo per tempo (a meno che l’evento non abbia a manifestarsi in maniera improvvisa).

Infine, il “perché”. Nella maggior parte dei casi, il “perché” è racchiuso nelle motivazioni di cui sopra. E se ne potrebbero aggiungere altre; quando si è deciso di troncare un rapporto, si cerca per così dire il pelo nell’uovo. E quando si mette in opera questa “meticolosa ricerca” l’elenco delle cose che non sono andate bene, si allunga a dismisura. Vogliamo provare? Ma no, i podisti siamo gente seria. Ci siamo capiti.

Un’ultima cosa, da far riflettere. Un presidente di una squadra non “dimette” mai nessuno…; è sempre l’atleta (o volte gli atleti) che “emigra”. I presidenti hanno un’altra responsabilità in questo ambito. Nel periodo di fine anno, si assiste a quella che si potrebbe definire “campagna acquisti”. Magari con la scusa di chiedere come vanno le cose, di scambiarsi gli auguri per un onomastico, di sapere quale gara si sta preparando, ecco allora che il discorso “flette” sulla fatidica parola: vadecum (“vieni con me…”). Non è infrequente il caso che la richiesta si accompagni alla dotazione di tuta, borsone, materiale sportivo vario, una “dilazione” del pagamento della quota di iscrizione, un pacchetto-gare prepagato, e via discorrendo. Perché la fantasia dei presidenti, di quella che in gergo politico si chiama “ricerca del consenso”, non ha limiti.

Ma queste sono cose che non meritano di essere scritte e nemmeno lette dai podisti che si dedicano, per fortuna sempre più numerosi, al nostro meraviglioso sport e alle bellissime amicizie che ci migliorano la vita.

Questa voce è stata pubblicata in Diciamola tutta. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento