Tizio e Caio al tavolino

Tizio e Caio sono due podisti-tipo seduti ad un tavolino dentro al “Bar del Podismo”. Hanno ordinato due succhi di frutta e conversano tra di loro. Li ascolto volentieri, anche se il loro discorso è sempre il solito.

TIZIO.  Che schifo! L’Italia negli ultimi mondiali di Atletica non ha vinto nemmeno una medaglia.

CAIO.  E’ perché non c’è il “salto sul carro del vincitore”…

TIZIO.  Hai sempre voglia di scherzare…

CAIO.  Scusa, “salto in alto”, “salto triplo”, “salto in lungo”, salto con l’asta”…; fra tanti salti, non potevano mettere anche quest’altro?

TIZIO.  Hai sempre voglia di scherzare…

CAIO.   Che scherzare. Tu pensa se il CIO riconoscesse queste specialità: “lo scaricabarili”, “il voltagabbana”, “il tiro a campare”, “l’armiamoci e partite”. Saremmo la nazione leader!

TIZIO.  Eh…, tu scherza, ma la situazione è tragica…, bisognerebbe fare qualcosa…, qualcosa per muovere la situazione, per cambiare.

CAIO.  Una riforma.

TIZIO.  Ecco, bravo, una riforma. Una riforma della FIDAL.

CAIO.  No, no, io dico una riforma della società, una riforma politica.

TIZIO.  Eh…, vabbè…!

CAIO.  Sì, una riforma politica, a cominciare da quella della scuola.

TIZIO.  Perché, non c’è già?

CAIO.  Quale, l’ultima? Ma fammi il piacere…; ne fanno una all’anno, e sai perché? Te lo dico io perché: per tenere buoni gli italiani, che quando sentono parlare di riforma credono di aver risolto i problemi. L’Italia è una repubblica democratica fondata sulla speranza, che è l’ultima a morire. La speranza non costa niente, non ti impegna e lascia che gli altri lavorino per te. Solo che gli altri sempre italiani sono. E così tutto resta come prima. Ricordi il gattopardo? Dobbiamo cambiare, affinché tutto resti come prima.

TIZIO.  Allora, cosa proponi, una riforma non riforma?

CAIO.  Non fare lo scemo. Una riforma vera, non una riforma per finta, fatta solo per accaparrarsi voti e consensi. Una riforma che, in quanto vera riforma, sia anche faticosa, impopolare, dura da applicare.

TIZIO.  Vabbè, sentiamo…, come la faresti… sta riforma?

CAIO.  Innanzitutto, destinerei molti più soldi alla scuola: senza soldi non si cantano messe, no?

TIZIO.  E qui casca l’asino! I soldi non ci sono, con questa crisi, poi…

CAIO.  I soldi ci sono, ci sono.

TIZIO.  Come, ci sono. Se la disoccupazione è ai massimi livelli, quasi più nessuno lavora; e chi lavora si ritrova ogni giorno con meno diritti e più incertezze: stipendi bloccati, cassa integrazione; imprese che falliscono, multinazionali che vanno via dall’Italia, eccetera eccetera. Come fai a dire che i soldi ci sono?

CAIO.  Hai dimenticato di dire che per l’evasione fiscale perdiamo 50 miliardi all’anno. Hai anche dimenticato di dire che, ad esempio, per comperare un F35, che non è una podista trentacinquenne, ma un aereo militare, l’Italia spende molti milioni di euro, mi sembra 40.

TIZIO.  E con ciò?

CAIO.  Come, con ciò? Eccoli i soldi. Combattiamo l’evasione fiscale e riduciamo le spese militari.

TIZIO.  Posso capire ridurre le spese militari, ma l’evasione fiscale è nell’intimo degli italiani: come si fa? Impossibile…

CAIO.  Io un rimedio ce l’avrei. Tutti i pagamenti andrebbero fatti con la carta di credito.

TIZIO.  Impossibile. Cioè, io devo comprare il giornale, e che faccio? Pago con la carta di credito?

CAIO.  E qual è il problema? Il giornalaio, così come qualsiasi esercente, ha in uso il registratore di cassa.

TIZIO.  E le persone anziane?

CAIO.  Imparano! Ti ricordi quando passammo dalla lira all’euro? Noi passammo dopo 15 giorni. Si diceva, i vecchi. In Germania passarono il giorno dopo! I vecchi imparano! Cioè, il disagio inevitabile per alcuni cittadini non può e non deve impedire il normale svolgimento delle cose, e che diamine! Bisogna smetterla con questa “pigrizia civile”: vivere insieme agli altri, in società, significa impegnarsi, anche a costo di qualche sacrificio personale. Altrimenti, non si è degni di vivere in società.

TIZIO.  Belle parole…, ma parole. Tu proponi di abolire il danaro. Ma allora per i movimenti di danaro che siano notevoli, non come comprare il giornale o il pane, come si farebbe? Non dico come pagare il dentista. Capisco, la ricevuta per me, la fattura per lui. Dico i grandi movimenti di capitale, gli affari, la borsa…, insomma, la finanza, che pure ha una certa importanza nelle cose civili.

CAIO.  Uè, io non sono un economista. Però, se si applicasse a tappeto quello che sto dicendo, il ritorno fiscale sarebbe di circa 50 miliardi l’anno. L’ho letto più volte sui giornali. E con questo “tesoretto” si potrebbero destinare alla scuola un 25 miliardi, tre volte tanto quello che è stato destinato dall’ultima finanziaria, da quello che mi risulta. E con tre volte tanto, io metterei in sicurezza tutte le scuole, dando impulso anche all’edilizia, doterei tutte le scuole di tutte le strutture all’avanguardia, penso non solo ai computer, ma soprattutto alle palestre. E per quanto riguarda l’educazione fisica, ripristinerei il doppio insegnante, il maschio per i maschi, la femmina per le femmine. Insomma, più soldi, più risorse a beneficio dell’istruzione, che poi è la cosa che fa’ veramente crescere la società, una crescita in prospettiva. Perché la scuola “deve” formare i futuri cittadini, giusto? Come può farlo senza soldi?

TIZIO.  Eh sì, sarebbe bello.

CAIO.  No “sarebbe bello”, sarebbe giusto. E che dire della “ricerca”? Noi siamo al penultimo posto in Europa per i fondi destinati alla ricerca. Ma ci rendiamo conto? Il nostro avvenire dipende dalla scuola e dalla ricerca e noi che facciamo? Ma fammi il piacere!

TIZIO.  Uè, e non t’arrabbiare…

CAIO.  E’ certo che mi devo arrabbiare. Tu dici “sarebbe bello”…, ma che bello? Bello sarebbe, ad esempio, vedere nelle scuole l’educazione fisica come materia la più importante. Pensa, con l’educazione fisica fatta bene a scuola, ogni individuo saprebbe di anatomia, di alimentazione, di spirito di sacrificio, eccetera. Sarebbe quasi sempre in buona salute e non graverebbe sullo Stato, quindi su tutti noi, per le spese sanitarie. Questo, naturalmente, modo di fare scuola in educazione fisica, sarebbe da applicare gradualmente per ogni tipo di studio, fin dalla prima elementare, voglio dire. E bello sarebbe che se ci fosse un ragazzo o una ragazza diverso o diversa fisicamente dai compagni, non sarebbe preso o presa in giro per le sue caratteristiche fisiche, ma fosse indirizzata dagli insegnanti verso una specialità atletica a lui o a lei più confacente; e avesse, nel contempo, i migliori risultati scolastici e additato o addidata come alunno o alunna modello dell’istituto frequentato. Ancor più bello sarebbe che lo Stato istituisse nei concorsi pubblici un punteggio riservato per “titoli sportivi”, come si faceva una volta per “orfano di guerra”. Non so, per un titolo regionale, 0,5 punti; per un titolo italiano, 1 punto. Mi sto spiegando bene?

TIZIO.  Sì, sì…

CAIO.  Ecco perché l’Italia ai mondiali di Atletica non vince medaglie. Però, se ci fossero, ripeto, “salto sul carro del vincitore”, il “voltagabbana”, il “tiro a campare”o “l’armiamoci e partite”, saremmo sempre ai vertici. E questo sai perché? Perché “ca nisciun’ è fesso”, che poi significa che lo siamo tutti.

TIZIO.  Sì, sì…

S’è fatto tardi, son quasi le dieci. Mi alzo per tornare a casa. Domani mattina la sveglia è alle cinque e devo fare un lavoro di corsa media.

“Signori…”, dico a Tizio e Caio, in segno di saluto. Mi rispondono in coro e senza neanche guardarmi, “Ciao”. Li lascio, come direbbe Cechov, ai soliti discorsi sulle solite cose: sono brave persone, sono podisti.

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